Changes
Una puntata di Mookie “parlata”/2 (con Fabrizio Rotondo “BlackTime”), più due o tre cose su Zohran Mamdani
Non è la prima volta che nelle vostre caselle email arriva una puntata di Mookie dal titolo Changes. Di norma è una cosa che non si fa, ma lo strappo alla regola, stavolta, me lo sono concesso per due ragioni.
La prima: Changes di Tupac è uno dei brani a cui il mio amico Fabrizio Rotondo – un nome che non dovrebbe giungere nuovo a chi ha vissuto l’hip hop negli anni ‘90 e 2000 in Italia, soprattutto a Roma – è più affezionato. E Fabrizio è il protagonista del secondo episodio-podcast della newsletter, ma di questo parleremo tra poco.
La seconda è perché ho pensato fosse il modo più appropriato per descrivere la folata di cambiamenti avvenuta negli ultimi giorni. E di questo, invece, parleremo subito.
We gotta make a change
It’s time for us as a people to start makin’ some changes
Let’s change the way we eat
Let’s change the way we live
And let’s change the way we treat each other
You see, the old way wasn’t workin’
So it’s on us to do what we gotta do to survive– 2Pac, Changes, 1998
Zohran Mamdani è stato eletto sindaco di New York, contro ogni pronostico se ripensiamo a quello che si diceva di lui mesi fa. Poi è successo che grazie a una campagna elettorale azzeccatissima – tanto piaciona, quanto efficace e piena di contenuti –, da outsider è riuscito a diventare il favorito alla vigilia del voto. E a battere Andrew Cuomo due volte, se contiamo anche le primarie dem in estate.
Mamdani è giovane – a ottobre ha compiuto 34 anni –, musulmano, di origini ugandesi e indiane, genitori di elevato spessore intellettuale, socialista democratico. Seguendo gli standard statunitensi più intransigenti, le ha praticamente tutte per convincersi che abbiamo assistito a qualcosa di inedito. Ci sarà sempre chi sosterrà che un evento del genere poteva verificarsi solo in una metropoli per natura progressista come New York, che New York non è l’America, eccetera eccetera. Tutto giusto, per carità, ma New York nasconde al suo interno tante di quelle particelle, da renderla molto più rappresentativa degli Stati Uniti di quanto siamo orientati a credere di solito. E questo spiega perché le riflessioni sarebbero state le medesime anche in caso di sconfitta: Mamdani ha scosso la politica americana. Potrebbe rimanere un fenomeno isolato, ma è stato in grado di mettere in luce che forse – forse – anche tra i dem un’alternativa è possibile, che piaccia oppure no (non è questo il punto).
Mamdani ha vinto conversando con le persone. Affrontando il carovita e la crisi abitativa in città, promettendo bus gratuiti e supermercati accessibili a chiunque. Sostenendo una maggiore tassazione sui redditi dei super-ricchi. Misure che bisognerà vedere nel tempo se riuscirà a realizzarle per davvero (tutte è complicato, qualcuna impossibile), ma presentate con argomentazioni persuasive – riguardano i problemi quotidiani di molti – e senza particolari isterismi.
Certo, le circostanze attorno a lui potrebbero avere agevolato l’impresa. Cuomo si presentava con l’immagine messa a dura prova dalle vicende che lo avevano coinvolto qualche anno fa, costringendolo alle dimissioni da governatore dello Stato di New York (le accuse di molestie sono poi cadute e altri casi civili ritirati, ma i comportamenti emersi hanno compromesso la sua figura). Il candidato repubblicano, Curtis Sliwa, già fondatore dei Guardian Angels, non è mai stato in partita e infatti persino Trump aveva puntato tutto su Cuomo. L’amministrazione del sindaco uscente, Eric Adams, che infine si è ritirato dalla corsa, è stata parecchio impalpabile, se non per gli scandali politici che l’hanno travolta (Adams rischia ora di essere ricordato principalmente per la sua comparsa – diciamo così – nel video di Juicy di The Notorious B.I.G.).
Per Mamdani il difficile è ancora all’orizzonte. Resta però il fatto che a diventare sindaco di New York è uno cresciuto, poco dopo aver messo piede negli Stati Uniti, con The Blueprint di JAY-Z e che per un breve periodo è stato rapper lui stesso, con il nome di Mr. Cardamom. Siamo immersi in una nuova Hip-Hop Generation, più universale e inclusiva. Su questo tema torneremo presto.
Questa puntata della newsletter è in formato ridotto, perché comprensiva, appunto, dell’episodio-podcast. Era comunque doveroso accennare uno spunto sul sindaco eletto di New York, no?
Ciao! Qui Mookie, una newsletter di Fabio Germani che racconta pezzi sparsi di America attraverso il rap e la musica nera. Per contribuire al progetto, basta poco: un like, una condivisione, il passaparola, un caffè. Ogni vostro piccolo gesto può fare la differenza: grazie!
Changes (podcast edition)
Invitando Fabrizio, dopo Fabio Negri a giugno, ho voluto chiudere un cerchio. Che ha molto a che fare con Mookie e con il traguardo dei cinque anni della newsletter. Potrei dire migliaia di cose, ma ciò che conta è che Fabrizio è stato un mentore per me, anche se lui all’epoca non poteva saperlo.
Mi stavo avvicinando alla musica nera e all’hip hop e Fabrizio era alla tv o alla radio che lanciava i brani dei miei nuovi eroi. In seguito cominciai, spinto da amici in comune, a frequentare le serate a tema che a Roma organizzava come BlackTime. Stringemmo allora un’amicizia duratura, più tardi trasformata anche in alcune collaborazioni lavorative. Inutile dire che le sue serate hanno segnato un’epoca per tanti della mia generazione, ponte culturale tra le tendenze musicali che provenivano dagli Stati Uniti e l’Italia. Abbiamo discusso di tutto questo, di Tupac e Biggie, dei concerti – numerosissimi –, realizzati a Roma con rapper formidabili. E poi di suo padre, Nunzio Rotondo, tra i più importanti jazzisti italiani di sempre. Delle frequentazioni casalinghe con Dizzy Gillespie, del “rammarico” di Quincy Jones e di un incontro per larghi tratti “storico” tra Nunzio e Miles Davis.
Per ascoltare l’episodio, l’ideale sarebbe utilizzare l’app di Substack, che per gli audio funziona all’incirca come qualsiasi altra piattaforma di musica e podcast. Se non si ha l’app a portata di mano, la procedura è simile: basta attivare il player qui sotto.
Buon ascolto, a chi vorrà.
🔍 Altre cose interessanti
50 Cent e Mamdani sono in disaccordo su almeno un paio di questioni.
Gli Stati Uniti stanno affrontando il più lungo shutdown della loro storia. La sospensione delle attività governative non essenziali e l’interruzione di alcuni programmi di assistenza (al riguardo lascio il link a un aggiornamento opportuno) colpiscono in primo luogo le fasce di popolazione già vulnerabili.
Nancy Pelosi non si ricandiderà nel 2026.
Non finiscono le schermaglie tra Kendrick Lamar e Drake: ci si è messo anche il mondo del baseball.
Qualcuno si è risentito per la partecipazione di Bad Bunny al prossimo Halftime Show del Super Bowl? JAY-Z fa spallucce.
Annunciate le nomination ai Grammy 2026. Domina Kendrick Lamar con nove candidature, tra cui Album Of The Year per GNX.
È tutto, gente! Grazie di aver letto (e ascoltato) fino in fondo. La playlist della newsletter è pronta: la selezione di questa uscita è stata curata da Fabrizio Rotondo. Domande? Suggerimenti? Potete rispondere alla mail, scrivermi su Instagram, su Threads o su Notes. Se Mookie vi piace, mandate il link ad amici e parenti! La foto di copertina nella versione web della newsletter è di André Eusébio su Unsplash.
Ci leggiamo tra tre venerdì, a presto!





Bellissima chiacchierata! Quanta passione per il rap ❤️🔥
Adoro!!..ascolto subito 🥰